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Marijuana: l’ABC per ritenersi dei veri esperti in materia

Marijuana

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Tutti abbiamo sentito parlare almeno una volta di marijuana. Se siete qui, anzi, è molto probabile che conosciate davvero bene l’argomento. Ma siete sicuri di sapere tutto, ma proprio tutto, riguardo alla marijuana? Se volete ritenervi degli esperti del settore, se quando affrontate una discussione a riguardo non volete rischiare di perdervi qualche dettaglio, allora siete capitati nel posto giusto. In questo articolo parliamo di marijuana in tutte le sue declinazioni. Dalla definizione alle caratteristiche principali delle piante, dalla storia della marijuana erba fino alle genetiche più famose. Passando attraverso gli utilizzi più comuni e la lunga storia della legalizzazione dell’erba marijuana in Italia e nel mondo.

Cos’è la marijuana

Con il termine marijuana si indica la sostanza psicoattiva ottenuta dalle infiorescenze conciate ed essiccate delle piante femminili di Canapa, anche dette cannabis. In gergo, la marijuana è chiamata anche erba, gangia o bila. In ogni caso, si parla di una sostanza il cui principio attivo principale è sempre il THC, ovvero il delta-9-tetraidrocannabinolo. È proprio quest’ultimo a rendere la marijuana illegale in molti paesi. Le sue proprietà psicotropo e psicoattive sono infatti oggetto di studi da anni, e ancora si cerca di rintracciare tutte le interazioni della marijuana con il nostro organismo.

È bene, quando si parla di marijuana, non fare confusione con il termine cannabis. Benché infatti spesso i due termini siano usati in maniera intercambiabile, formalmente rappresentano due cose diverse. Se la prima è la sostanza ricavata dalla pianta, la seconda è solo un’altra denominazione della Canapa Sativa L, quest’ultima distinta in tre sottospecie: sativa, indica e ruderalis.

Caratteristiche delle piante di cannabis

La pianta dalla quale si produce la marijuana, detta appunta canapa o cannabis, fa parte della famiglia delle Cannabaceae. È una pianta angiosperma, costituita da un fiore e da un seme protetto al suo interno. La cannabis ha foglie dotate di picciolo, palpate e composte da un numero variabile di foglioline a margine seghettato. La pianta in sé ha una lunga radice ramificata e può crescere fino a 6 metri (anche se solitamente si assesta intorno al metro e mezzo); inoltre, ha la possibilità di svilupparsi anche in larghezza, dando origine a un gran numero di cime.

La marijuana può essere estratta sia da piante di canapa monoiche, ovvero con entrambi gli organi riproduttivi presenti sulla stessa pianta, sia da quelle dioiche. Per una buona produzione di marijuana, comunque, è bene saper distinguere le due tipologie di fiori, per evitare produzioni di semi indesiderate durante la crescita. I fiori maschili sono raggruppati in infiorescenze dette pannocchie, composte da cinque tepali e 5 stami. I fiori femminili hanno invece la forma di corte spighe, formate da due-sei ascelle di brattee; presentano inoltre dei caolici membranacei che proteggono l’ovario, ovvero il luogo in cui si sviluppano gli ovuli della pianta.

La canapa ha un ciclo di crescita e fioritura medio che va da primavera a estate inoltrata. Alcune genetiche, però, possono spingersi fino all’inizio dell’autunno, allungando il periodo di fioritura oltre le 14-16 settimane.

Marijuana outdoor

Le principali sottospecie di erba marijuana

Come abbiamo detto, ci sono tre sottospecie principali di cannabis: sativa, indica e ruderalis. La prima, la sativa, è la più comune delle tre, nonché la più coltiva per uso tessile. È per questo che spesso, quando si parla di cannabis, si indica la Canapa Sativa.

La più importante differenza tra le tre sottospecie è il periodo di fioritura. La Cannabis ruderalis, ad esempio, ha una fioritura che non dipende dal fotoperiodo. Avviene dopo il periodo di crescita senza venire influenzata dalle stagioni, e si protrae per circa 4-6 settimane. La Canapa Sativa è invece quella che raggiunge periodo di fioritura più estesi, che arrivano alle 16 settimane. Mentre la Indica, originaria della fascia subtropicale, ha un periodo di maturazione di circa 8-10 settimane.

Inoltre, l’aspetto delle tre piante è parecchio differente. La cannabis sativa è alta, poco ramificata e dalle foglie strette. L’indica è invece molto più bassa, cresce molto in larghezza e ha le foglie più ampie. La ruderalis è una via di mezzo tra le due. È bassa e ha le foglie ben più piccole delle altre due. Cresce in climi più rigidi, e può facilmente diventare infestante se non tenuta sotto controllo.

La marijuana prodotta dalla tre specie

Tra le tre specie di cannabis ci sono notevoli differenze in termini di produzione di marijuana. Dalla sativa si ottiene una marijuana più intensa, quasi ravvivante. La marijuana dell’indica ha invece un effetto calmante, provoca rilassamento muscolare e formicolio in un alcune zone del corpo. La ruderalis è quella che garantisce la minor produzione di marijuana, e per questo viene spesso usata come base per gli incroci tra le altre due.

Anche la composizione di principi attivi presenti nelle infiorescenze cambia. La pianta di cannabis sativa produce una maggiore percentuale di THC, mentre la canapa indica ha più alte percentuali di CBD. Per questo, la prima è la più usata quando si parla di marijuana tradizionale; mentre la seconda, con le dovute selezioni genetiche è adatta alla produzione di cannabis light.

canapa-legale-italia
contadini all’inizio del 900′ in Italia

La storia della marijuana

La marijuana ha una storia antica, che affonda le sue radici nelle prime civiltà delle quali abbiamo memoria. Il termine stesso Marijuana è antico e viene dal Messico, dove veniva usato per indicare una particolare specie di Canapa Sativa. Si pensa che la marijuana nasca in Asia Centrale, circa 5000 anni fa, e che i suoi primissimi utilizzi fossero a scopo terapeutico e religioso. Abbiamo prove di pipoli indiani e ariani che fumavano cannabis in rituali e momenti ricreativi. E siamo perfino in grado di ritrovare traccia dell’uso farmacologico in antichi manoscritti cinesi datati 2700 a.C.

Come sia giunta in Europa è però un mistero. Sappiamo che era conosciuta dai Greci, che probabilmente la commerciavano con i popoli orientali. Lo stesso Erodoto, nel 5 a.C, testimonia l’uso della marijuana ad opera del popolo degli sciti. Dai Greci in avanti, ritroviamo traccia della marijuana in molte culture del continente europeo. In epoca medievale, ad esempio la cannabis era ritenuta pericolosa e proibita dallo stesso papa. Nei secoli successivi, però, il suo utilizzo divenne sempre più frequente e comune. Nel ‘700 e nell’800 era amata dagli intellettuali parigini e utilizzata da nomi celebri come Hugo, Dumas e Baudelaire.

Fu l’America a farne un uso più intenso. A partire dal diciottessimo secolo, infatti, gli Stati Uniti d’America avviarono un gran numero di piantaggioni di canapa. Parte di queste erano riservate alla produzione tessile e a quella della carta. Parte, va da sé, all’uso prettamente ricreativo.

I principi attivi della marijuana e i suoi effetti

Abbiamo già visto che la marijuana è costituita in buona percentuali di THC. Il delta-9-tetraidrocannabinolo è infatti il principio attivo principale della marijuana, ed è quello che conferisce al fumo gli effetti più noti. Senso di pace o di euforia, ma anche sonnolenza, distorsione della percezione spazio-temporale, irritazione e variazione della pressione sanguigna sono solo alcuni dei più noti.

Ma il THC non è l’unico principio attivo della marijuana. Accanto a questo, presente in percenutali variabili ma sempre consistenti, troviamo il CBD o cannabidiolo. Una molecola molto simile a quella del THC, ma con parecchie differenze. Il CBD stimola i nostri recettori noti come CB2, dando un effetto rilassante e nessun effetto psicotropo. Inoltre, è capace di reagire in maniera positiva con il nostro sistema immunitario, potenziandolo e aiutandolo a contrastare molti effetti negativi del THC.

I principi attivi minori

Oltre al CBD e al THC, nella marjuana è contenuta tutta una serie di principi attivi presenti in percentuale minore ma comunque interessanti. CBN, CBGA, CBG, CBDV sono molecole cannabinoidi originate nel processo di sintesi naturale del cannabidiolo e del delta-9-tetraidrocannabinolo. Il loro effetti sul nostro organismo sono molteplici, e li trovate spiegati nel nostro approfondimento.

Principi attivi marijuanaGli utilizzi

La marijuana, come ben sappiamo, ha un gran numero di utilizzi. A partire da quello ricreativo, il più noto e anche il più osteggiato. La marijuana può essere fumata, vaporizzata o assunta sotto forma di prodotto edibile. Ma questa è solo una parte della vasta storia della cannabis. L’uso più antico e anche il più interessante è infatti quello medico. Nonostante i numerosi effetti collaterali dati dal THC, questa sostanza porta con sé anche moltissimi aspetti terapeutici.

È un’antagonista per crisi epilettiche, tremori e rigidità dovute a patologie gravi. Ma anche stimolante dei sogni, lenitivo e anti-dolorifico in casi acuti di emicrania, dolori reumatici e sclerosi multipla. Quando si parla di cannabis light, poi, l’uso della marijuana si fa ancora più interessante. La farina di cannabis, i semi, gli oli e tutte le sostanza derivate sono infatti dei validi alimenti da integrare nella propria dieta per apportare benefici all’intero organismo.

Le genetiche più famose

La marijuana, va da sé, si distingue anche e soprattutto per la sua origine. La scelta della genetica della pianta di Canapa Sativa è infatti essenziale quando si vuole ottenere un particolare tipo di marijuana. Gusto, odore ed effetti variano a seconda della genetica, offrendoci un panorama vastissimo di esperienze e di potenzialità.

Tra le genetiche più famose e acquistate, vanno senz’altro menzionate:

Super Skunk

Nata negli anni ’90, la genetica Super Skunk si è aggiudicata la Cannabis Cup grazie al suo aroma dolce e piccante. Il suo effetto è rilassante, ma la Skunk è amata anche perché regala stimoli creativi impareggiabili.

White Widow

La White Widow è una genetica tenace, capace di crescere anche in climi più rigidi. Il suo è un mix di principi attivi carico e ad alto effetto. Il suo aroma è floreale e fresco, il sapore ha note agrodolci e gradevoli. È apprezzata perché scioglie i muscoli e allontana lo stress.

Purple Haze

Il suo nome deriva da un brano musicale scritto da Jimi Hendrix nel 1967. Questa varietà di marijuana ha un caratteristico colore viola, dato dalle antocianine presenti nelle foglie di canapa. Il suo è un gusto deciso e rinfrescante, e il suo effetto è energizzante e stimolante.

Amnesia Haze

Alto contenuto di THC e gusto agrumato sono le caratteristiche base dell’Amnesia Haze. Questa genetica di marijuana è famosa per il suo potere psicotropo intenso e duraturo. Anche i consumatori più esperti sanno che con l’Amnesia bisogna andare cauti, perché lo sballo che regala è tra i più potenti al mondo.

Critical Mass

La Critical Mass è una delle genetiche di marijuana più produttive. Il gusto è terroso e pungente, l’effetto rilassante e molto potente. Ha un contenuto di THC tra i più alti, e anche se non raggiunge la forza dell’Amnesia, è comunque una delle varietà più apprezzate.

marijuana CriticalI semi di marijuana: dove trovarli e come usarli

Come abbiamo visto, anche i semi di marijuana costituiscono una parte preziosa e utile della pianta. In buona parte, perché sono ciò che garantisce ai growers di combinare le genetiche e ottenere varietà nuove e uniche. Il processo base per ottenere dei semi regolari di cannabis è quello di combinare singole piante, una maschile e una femminile. Il polline rilasciato dai maschi, infatti, è in grado di penetrare la camera ovulale della femmina e di fecondarla per produrre i semi.

Con il tempo, però, abbiamo imparato a produrre semi anche con sistemi artificiali. Il più noto tra questi è l’induzione chimica, che permette di ottenere i semi anche solo a partire da una pianta femmina. A questo si affiancano poi nuovi sistemi, sempre più efficienti, come la creazione di semi autofiorenti che garantiscono alte rese con pochissima richiesta di risorse esterne.

Trovare i semi da acquistare è semplice, se si sa dove guardare. Vivai e grow shop sono infatti la fonte principale alla quale rivolgersi, anche se non sempre è possibile ritrovare tutte le genetiche. Anche le seedbank sono dei luoghi interessanti da visitare, specie se si è interessati al lato più scientifico della coltivazioni. Si tratti infatti di istituzioni che nascono per classificare e conservare la varietà genetica della marijuana, e ciascuno di questi si è nel tempo specializzato in genetiche uniche e particolari.

La legalizzazione della marijuana erba in Italia e nel mondo

La storia della legalizzazione della marijuana è lunga e complessa. Osteggiata per anni in quasi tutto il mondo, negli ultimi decenni ha visto una serie di aperture, soprattutto nei paesi più ricchi e all’avanguardia. Negli USA, ad esempio, la marijuana è legale per scopi ricreativi in 10 stati. I primi tra questi hanno modificato la sua legislatura in materia nel 2012, mentre gli ultimi solo un anno fa. Sono invece 33 gli stati americani che permettono la prescrizione di marijuana per scopi terapeutici.
In Italia, al momento, la produzione e la vendita della marijuana sono invece ancora un reato. L’uso è consentito solo per scopo terapeutico, mentre il possesso per uso personale senza ricetta è considerato un illecito amministrativo passibile di multa. Ammesso che si possa dimostrare che non vi sia dietro un intento di spaccio. È però ammessa la produzione e la vendita di marijuana legale, ovvero prodotta a partire da genetiche che contengono meno dello 0,6% di THC.

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