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Liquidi sigaretta elettronica thc: metodi di produzione e i pericoli del fai da te

liquido per sigaretta elettronica al thc

Indice

I progressi nel campo della miniaturizzazione che hanno portato le e-cig in ogni tasca hanno anche dato il via a una sorta di febbre dell’aroma, che ha generato un’offerta sconfinata di gusti e intensità. Fragola, mentolo, cioccolato e il normale tabacco sono le scelte più classiche. Ma c’è un estratto particolarmente interessante tra i liquidi per sigaretta elettronica: il THC.

Cos’è il liquido per sigaretta elettronica al THC

Esattamente come il nome suggerisce, il liquido per sigaretta elettronica al THC è un composto di olio volatile (solitamente derivato dall’olio di cocco, vedremo più avanti) e principio attivo concentrato. Quanto concentrato? Molto, praticamente a piacere. Sebbene sia infatti impossibile svapare il THC puro, una volta che il liquido contiene una quantità sufficiente di olio (anche qui vedremo più avanti le percentuali), non c’è limite al gusto personale. Esistono quindi versioni potentissime e con praticamente zero aromi, così come più classici liquidi per sigaretta elettronica alla cannabis, che mantengono il gusto dell’erba.

Legalità e panoramica

Ovviamente, in Italia, l’erba vera e propria è ancora illegale a meno di specifici casi in cui entra in gioco l’utilizzo a fini medici. Perciò anche le sigarette elettroniche alla cannabis (e quindi i liquidi) sono per principio illegali, qualunque sia l’effettiva concentrazione del THC.

In altri paesi, primi su tutti gli USA, la legislazione è più permissiva, e trovare un liquido per sigaretta elettronica con THC, anche a concentrazioni alte, è molto più semplice. E soprattutto, visto che si tratta di prodotti legali, la scelta è immensa. Esistono decine se non centinaia di diverse declinazioni del medesimo concetto base: eliquid THC. Si possono quindi trovare liquidi per sigaretta elettronica alla cannabis, che traslano semplicemente il medium della fumata da combustione a vaporizzazione. Ma anche versioni in cui il THC è un additivo e non il fondamento della miscela.

C’è infatti a chi piace l’high ma non il sapore della marijuana. Oltre al liquido per sigaretta elettronica gusto cannabis esistono svariati liquidi con diversi aromi. Un liquido al cioccolato o comunque dal sapore delicato, ma con un pizzico di THC è quello che fa per loro. Anche se non esistono vere a proprie sigarette elettroniche hashish, ma sono disponibili vaporizzatori e oli all’hashish.

Eliquid THC: industriali o casalinghi?

Come sempre accade, quando una nuova tecnologia innova qualcosa di antico e tradizionale nasce un conflitto. Nel caso della marijuana addirittura anche rimanendo nel campo tradizionale sono tanti i metodi di estrazione e preparazione. Esistono diversi tipi di hashish(e di infiorescenze! Fate un salto sul nostro shop!), diverse maniere di fumarlo, mangiarlo, assumerlo in generale.

Quando si parla di liquidi per sigaretta elettronica al THC, la differenza principale sta nella loro sintesi, che può essere industriale o “fai da te”. A grandi linee il procedimento è lo stesso: ad una base di liquido volatile si aggiunge del THC concentrato e il gioco è fatto. Semplice? Non proprio.

Ci sono infatti tanti dettagli importanti, che se trascurati rischiano di rovinare la qualità del prodotto finale. Il più, appropriatamente detto, basilare è proprio il liquido volatile.

La base di ogni liquido per sigaretta elettronica: l’olio volatile

Le formulazioni precise sono infinite, e soprattutto nel caso dei liquidi industriali, proprietarie e sconosciute. In genere però si parte da un olio, tipicamente quello di cocco. Le ragioni di questa scelta sono molteplici, c’è la facilità di approvvigionamento, ma anche la capacità che ha quest’olio di vaporizzare formando goccioline minuscole e “stabili”. Inoltre è praticamente inodore e insapore, caratteristica indubbiamente importante in una base.

olio di cocco per liquido sigaretta elettronica al thc
L’olio di cocco raffinato è un’ottima base per svapare

Non è l’unica scelta, naturalmente, e si possono utilizzare anche altri composti, generalmente parenti dei glicoli. Il glicole propilenico è uno di questi, ma anche il glicerolo vegetale vede parecchio utilizzo. Val la pena menzionare che il glicole propilenico ha un sapore dolciastro che lo rende adatto a certi tipi di preparazioni. Mentre il glicerolo vegetale è leggermente meno igroscopico.

In un ambito industriale conviene probabilmente utilizzare il glicerolo, facilmente reperibile e sintetizzabile. In una produzione casalinga è invece più facile recuperare l’olio di cocco, che presenta anche meno esigenze aromatiche data la sua maggiore neutralità.

Val la pena menzionare anche un altro tipo di medium base: l’etanolo. Lo menzioniamo soltanto perché è, a tutti gli effetti pratici, una scelta discutibile. Evapora molto facilmente, ed è costoso da ottenere soprattutto per una produzione casalinga. Esistono ricette fai da te che utilizzano semplice alcool alimentare o addirittura vodka o distillati dalla gradazione estrema, ma onestamente sono poco sensate.

Il nocciolo dei liquidi per sigaretta elettronica: il THC

Veniamo ora all’argomento interessante: il THC. Naturalmente si utilizza un estratto puro, e qui c’è poco da variare. Il THC infatti rimane THC.

In caso di prodotti industriali si utilizza tipicamente un estratto con specifiche ben precise acquistato all’ingrosso. Se parliamo invece di produzione propria, i metodi di estrazione sono tanti e variegati.

Tutti hanno in comune il lasciare i tricomi (quindi principalmente boccioli, ma anche foglie e steli altrimenti inutilizzabili) in ammollo in olio o alcool. Alcuni metodi utilizzano le alte temperature per decarbossilare la marijuana. Altri invece fanno l’opposto, e consigliano di lasciar riposare l’erba in freezer per meglio dissolvere il principio attivo. Altri ancora utilizzano invece il tempo, e prescrivono un tempo di infusione di settimane o persino mesi. Non daremo un’opinione su questi diversi metodi, anche perché sono tecnicamente illegali qui in Italia, ma val la pena fare una breve digressione sul Rosin.

Rosin: estratto meccanico di THC

Il Rosin è una resina ricca in THC, ottenuta tramite un procedimento puramente meccanico. Il Rosin è quindi più semplice da produrre, ma la concentrazione rimane comunque una variabile difficilmente controllabile.

Il metodo è tanto semplice quanto efficace: si dispone la materia vegetale in una filter bag dalla trama molto sottile (25 micron). Quindi la si avvolge in alluminio o ancora meglio carta da forno e la si pressa ad una temperatura che va dai 70 ai 110 gradi. Così facendo la resina viene disciolta e si deposita nell’incarto, e può quindi essere aggiunta direttamente al liquido.

rosin thc
Il Rosin ancora caldo. Sembra caramello, ma è ben più potente!

Proporzioni: quanto olio e quanto THC?

Una volta ottenuto il liquido base e l’estratto, in quale proporzione li mescoliamo per ottenere un buon liquido per sigaretta elettronica al THC?

Dipende. Chiaramente in caso di produzione casalinga è molto difficile, se non direttamente impossibile, determinare la percentuale esatta di THC. Le ricette indicano tipicamente una proporzione tra quantità di materia prima vegetale e solvente, ma senza avere a disposizione strumenti di misura adatti non si potrà mai essere certi delle reali concentrazioni.

Se siamo un’industria invece la faccenda diventa molto più precisa. I prodotti commerciali hanno valori ben specifici di THC, controllati e garantiti. I valori tipici oscillano in un’ampia forchetta. Partendo da un intorno del 20%, paragonabile a certe varietà di marijuana, fino ad arrivare ad un violento 70%. È difficile immaginare quanto potente possa essere una svapata forte ben il doppio della più potente varietà di cannabis.

Liquidi per sigaretta elettronica al THC: quali preferire

Vista l’importanza della precisione nelle proporzioni, e la difficoltà di ottenere un estratto dalla concentrazione definita con metodi casalinghi, il consiglio migliore è quello di affidarsi a prodotti commerciali.

Non per scarsa fiducia, chiunque è libero di sperimentare quel che vuole, ma come inevitabile conclusione. Coltivare una piantina è tutto sommato fattibile anche per un neofita (coltivarla bene è tutto un altro paio di maniche). Ma a meno di non disporre di un laboratorio chimico e delle necessarie competenze, certe precisioni sono semplicemente impossibili da ottenere.

Per non parlare poi dei rischi inerenti nel processo. Non solo nell’estrazione del THC, ma anche nella miscelazione dell’eliquid al THC.

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