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Vestiti in canapa: le proprietà del tessuto e la sostenibilità ambientale

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Indice

L’antichissima storia dei vestiti in canapa

La canapa è utilizzata per produrre vestiti  e tessuti da migliaia di anni. Ancora prima della scoperta del cotone e della seta, mongoli, tartari e giapponesi conoscevano e lavoravano questa fibra. In Cina nell’ 8000 a.C. era già usata a scopi terapeutici e per la produzione di tessuti e vestiti. Si pensa che questa pianta sia arrivata in Russia grazie alle tribù nomadi verso il 600 a.C. e si sia poi diffusa rapidamente in tutta Europa. La canapa era molto apprezzata anche dagli Etruschi e dai Romani, questi ultimi la utilizzavano soprattutto nella preparazione di medicinali. Dopo la caduta dell’impero romano, le Repubbliche Marinare adottarono e svilupparono notevolmente la coltivazione della canapa ( destinata soprattutto alla produzione di corde, vele e indumenti). Fino alla seconda guerra mondiale l’Italia, con più di 1000 ettari coltivati, è stata uno dei primi produttori mondiali. Attualmente il primo produttore di canapa industriale è la Cina.

 

 

 Metodo di produzione dei vestiti in canapa

 

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modello di un telaio antico per la tessitura della canapa

 

La realizzazione dei vestiti in canapa parte dalla raccolta delle fibre della pianta. Per i tessuti si utilizzano le fibre più esterne e lunghe, vicine al fusto della pianta, chiamate Tiglio. Le fibre raccolte sono lasciate a macerare in acqua e vengono successivamente separate attraverso dei macchinari. Dopo l’estrazione il Tiglio viene ammorbidito da appositi rulli  per poi essere “pettinato”. Nella fase della pettinatura si accorciano e si dispongono parallelamente tra loro le fibre per prepararle alla filatura. La filatura può essere a secco o a umido (le fibre vengono messe a bagno in acqua calda). La filatura a secco è più economica rispetto a quella a umido, tuttavia, il filato realizzato risulta più grossolano e meno piacevole al tatto. Una volta ottenuto il filo di canapa si procede alla tessitura. Con i tessuti si possono poi realizzare panni, vestiti, accessori e tanto altro!

 

 

Aspetto e proprietà dei tessuti in canapa

 

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Al naturale, la stoffa di canapa ha un colore che va dal marroncino al beige. E’ un tessuto poco elastico, morbido e durevole. I vestiti  mantengono la loro forma nel tempo e risultano molto più resistenti agli strappi e all’usura rispetto agli altri tessuti.
Vestire in canapa ha diversi vantaggi e non ha un costo eccessivo. Grazie alle sue qualità termoisolanti e traspiranti la fibra di canapa è fresca d’estate e calda d’inverno e assorbe l’umidità prodotta dal corpo. E’ un tessuto dalle proprietà antibatteriche e antifungine ed è in grado di riflettere il 95% dei raggi ultravioletti e infrarossi!
I vestiti in canapa possono essere stirati dopo essere stati leggermente inumiditi. Tuttavia, data la resistenza alle pieghe e agli stropicciamenti di questo materiale, ne potrete fare comodamente a meno!  In questo sito di abbigliamento e accessori in canapa  puoi trovare diverse proposte interessanti.

 

I vestiti in canapa fanno bene anche all’ambiente

 

 

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: la canapa fa bene anche all’ambiente! La coltivazione del cotone consuma circa il doppio del terreno e il triplo dell’acqua rispetto alla canapa. Inoltre, il cotone è una delle colture più inquinanti del pianeta per via dei numerosi pesticidi utilizzati (il 25% di quelli usati in tutto il mondo). Queste sostanze chimiche arrivano fino alle falde acquifere avvelenando il suolo e tutti gli organismi. Le coltivazioni di canapa non solo non inquinano ma aiutano la terra! Rispetto alle piante comuni assorbono maggiori quantità di CO2 e fertilizzano e detossinano il terreno. La canapa risulta più efficiente del cotone anche quando si tratta di tintura dei vestiti. La  notevole capacità assorbente  delle fibre fa si che i coloranti vengano trattenuti meglio dalle stoffe. La canapa è riciclabile e si presta a innumerevoli utilizzi. Gli scarti della pianta  possono essere impiegati nella realizzazione di nuovi prodotti,  come ad esempio la carta, il cemento di canapa e le bioplastiche.

 

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