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ONU fa un passo avanti nel riconoscimento della cannabis terapeutica

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La notizia è ancora fresca, ma ha già suscitato notevole interesse in tutto il mondo legato alla cannabis. La Commissione sugli stupefacenti dell’ONU ha infatti riconosciuto il valore medico e terapeutico della cannabis, con un provvedimento che segna un punto decisivo nella storia della marijuana. Ma perché questa vittoria è meno grande di quanto sembri? E soprattutto, cosa cambierà davvero da ora in poi? In questo articolo scopriamo cosa effettivamente ha deciso l’ONU sulla cannabis terapeutica, e quali cambiamenti porterà nella nostra vita di tutti i giorni.

La situazione della cannabis terapeutica fino ad ora

Fino a questo dicembre, la cannabis terapeutica era inserita nella cosiddetta Tabella IV; una classificazione creata nel 1961 nella Convenzione Unica sugli stupefacenti. All’interno di questa tabella sono presenti quelle sostanze definite dannose per l’organismo umano. Oltre alla cannabis per uso terapeutico, dunque, anche l’eroina, la cocaina e le loro simili. Le sostanze della Tabella IV sono strettamente regolamentate, e anche l’uso medico richiede una pesante burocrazia. Ottenere le autorizzazione alla produzione e alla commercializzazione è difficile, e per alcune realtà spesso impossibile.

Nel caso della cannabis terapeutica, il risultato finora era che solo le più grandi aziende farmaceutiche potevano accedere ai permessi necessari; cosa che limitava drasticamente la sperimentazione e la produzione di terapie a base dei principi attivi della cannabis. Per le realtà più piccole, l’iter era infatti tale da impedire sia la sperimentazione medica che la produzione vera e propria.

Marijuana terapeutica: la decisione dell’ONU

All’inizio di dicembre, la Commissione sugli stupefacenti dell’ONU si è riunita a Vienna, per discutere della presenza della cannabis terapeutica nella suddetta tabella. Dopo attenta consultazione, fatta anche sulla base delle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, la Commissione ha finalmente approvato il riconoscimento del valore medico della marijuana.

La cannabis medica è stata dunque esclusa dalla Tabella IV con una votazione che ha visto la maggioranza sui 53 stati membri della Commissione; tra questi, l’Unione Europea a eccezione dell’Ungheria e della Repubblica Ceca e molti degli Stati americani. A opporsi sono stati soprattutto i paesi asiatici e africani, che hanno portato la maggioranza a vincere per un solo punto. Un punto decisivo, però, che ha permesso alla cannabis di vedere finalmente riconosciuto il suo potenziale terapeutico.

Cosa cambierà, ora, per la cannabis medica?

Differenze cannabis light marijuana terapeutica

La rimozione della cannabis terapeutica dalla Tabella IV porterà grandi vantaggi alla produzione e alla commercializzazione della sostanza per scopi medico-scientifici. Verrà meno il controllo internazionale sulla marijuana terapeutica, cosa che permetterà a numerosi team di scienziati e a piccole realtà farmaceutiche di sperimentare nuovi farmaci collegati ai principi attivi della cannabis.

Un risultato importante anche e soprattutto per la situazione della cannabis medica in paesi come l’Italia. Nei quali il fabbisogno di materie prime per la produzione di marijuana terapeutica è superiore ai limiti finora imposti dalla Convenzione Unica del 1961. Ma se da un lato siamo davanti a un primo, importante passo in avanti, dall’altra la strada da percorrere è ancora molto lunga.

Riconoscimento della cannabis terapeutica: un vero successo?

La realtà è che per la marijuana terapeutica si tratta di una vittoria a metà. Anche se è uscita dalla Tabella IV, la marijuana resta comunque ancora inserita nella Tabella I. Quella, per intenderci, che comprende le sostanze vietate per uso personale, e che ne limita l’assunzione a scopo ricreativo. Si tratta dunque di un timido passo avanti. La strada verso la completa legalizzazione della cannabis è ancora tortuosa, e possiamo solo sperare che questa decisione dell’ONU stimoli nuove riflessioni a riguardo.

Per il momento, sappiamo che la Commissione sugli stupefacenti sta discutendo nuove risoluzioni in materia di cannabis light. Tra queste, la più attesa potrebbe riconoscere al CBD l’assenza di effetti stupefacenti. E liberalizzarne l’uso personale senza vincoli o controlli internazionali. Nell’attesa, però, ci consoliamo al vedere che le acque si stanno almeno muovendo; e che potremmo confidare nelle ultime ricerche scientifiche e nei risultati che stanno mostrando al mondo per vedere presto accolta la cannabis nella sua interezza.

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