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Ice o lator, cos’è e come è fatto

ice o lator hashish

Indice

Come semplice nome, Ice o lator non ci dice granché. Possiamo immaginare che abbia a che vedere col ghiaccio in qualche maniera, ma l’oscurità rimane. Si tratta di una qualità di erba, una maniera di prepararla, un modo di fumarla? In questo articolo daremo risposta a queste domande, scoprendo sia cos’è questo ice o lator, che il procedimento per ottenerlo. Ma prima, un po’ di storia.

La nascita dell’Iceolator

Come possiamo facilmente prevedere, l’ice o lator nasce nella capitale mondiale (moderna) della cannabis: Amsterdam.
Il terzo millennio è alle porte, e la tecnologia avanza in tutti i settori, compreso quello della cannabis. Una delle invenzioni più recenti e rivoluzionarie è il Pollinator, costruito da Rob Clarke e consegnato al mondo della cannabis durante la High Times Cup del 1994.

Per la prima volta nella storia, arriva una macchina in grado di separare i cristalli contenenti i principi attivi dalla materia fibrosa della pianta. L’iceolator è in un certo senso un’evoluzione di questo sistema. L’inventrice in questo caso è Mila Jansen, che fa rapidamente amicizia con Clarke e ne diventa socia in affari. Nel 1998 ecco che arriva l’innovativo, e soprattutto semplice Iceolator. Il successo non tarda ad arrivare, ma non in maniera esplosiva, forse perché il procedimento di estrazione con il kit ice o lator è abbastanza lungo e impegnativo. O forse perché erano necessari degli specifici sacchi ice o lator, all’epoca venduti proprio dalla società di Clarke e Jansen e ora più facilmente reperibili. In ogni caso, il mondo della cannabis entrava nel duemila con questo nuovo metodo di estrazione, 100% Amsterdammer!

inventrice iceolator mila jansen
L’inventrice dell’iceolator: Mila Jansen

I sacchi ice o lator

Elemento chiave del sistema iceolator, oltre ovviamente al ghiaccio, sono dei particolari sacchetti con il fondo composto da un setaccio di un’ampiezza specifica. Naturalmente esistono quelli completamente originali, che si possono acquistare direttamente dalla stessa Jensen. Ma è possibile anche recuperarli da altre fonti, purché le specifiche siano le stesse. In particolare, per il sistema iceolator si utilizzano trame a partire dai circa 200μm come sacchetto principale, per finire a trame sottilissime come 25μm. Utilizzando questi diversi sacchi, l’ice o lator permette di estrarre e separare i cristalli senza rovinarli e perfino, volendo, differenziarli per dimensione.

Iceolator commerciale o casalingo?

Il procedimento ice o lator è, per sua stessa natura, adatto all’estrazione casalinga. Tuttavia è necessaria sia un po’ di attrezzatura, che un tempo di essiccazione non brevissimo (intorno ai quattro, cinque giorni). Quasi certamente quindi non vale la pena mettere in campo tali risorse per qualche grammo di erba, mentre un produttore può utilizzare partite ben più consistenti e migliorare l’efficienza. Se però abbiamo il pollice verde, e sappiamo già come fare per coltivarci le nostre piantine, può essere utile vedere nel dettaglio il procedimento per l’ice cannabis.

Come si fa l’ice o lator: strumenti e ingredienti

Come già detto, per l’ice o lator i sacchi sono essenziali. Usiamo una trama da 220μm per il primo sacco, che conterrà la materia prima. In questo sacco rimarranno tutte le fibre inutilizzabili e senza principio attivo.
Modificando l’ampiezza della trama cambieremo ovviamente anche la frazione della pianta che riusciremo a trattenere.

I parametri esatti sono, prevedibilmente, diversi per ogni varietà di marijuana, e potrebbero cambiare anche da raccolto a raccolto. Per questo è indispensabile costruirsi una certa esperienza e fare più tentativi per sviluppare un buon “occhio”. Generalmente però qualcosa possiamo dirla. Una trama che oscilla tra i 120 e i 70μm tratterrà le ghiandole resinose più massicce. Una trama parecchio più sottile, sui 40, 25μm tratterrà invece i tricomi più piccolini.
Diciamo quindi che utilizzeremo come sacchi di raccolta uno da 70μm e uno da 25μm. Nulla ci vieta di utilizzarne anche di più, e separare ulteriormente il prodotto finale, ma il procedimento dell’ice o lator di base utilizza giusto questi due.

Altro materiale ausiliario

Avremo anche bisogno di uno o più secchi abbastanza ampi da contenere dieci-quindici litri d’acqua. Utilizzare un secchio solo è più complicato, e bisogna stare molto attenti a riporre correttamente i sacchi e non rovinarli. Perciò noi ne useremo due, alternandoli di volta in volta.
Sarà necessario del ghiaccio, semmai il nome iceolator non l’avesse già messo in chiaro, e con una decina di kg ne avremo d’avanzo.
Per rimestare la miscela di materia prima e acqua abbiamo diverse scelte. Uno strumento elettrico come un mescolavernice o uno sbattitore sono senza dubbio comodi e rapidi, ma rischiano di trattare troppo violentemente la materia prima, frantumando i cristalli e diminuendo la qualità del prodotto finale.

Nel nostro caso quindi utilizzeremo una normale palettina, ma va bene un mestolo qualsiasi.
Ultima parte dell’attrezzatura è un piano di raccolta, che può essere un tappetino così come una tavola di legno, l’importante è che sia liscio e comodo da spostare, perché lo utilizzeremo per raccogliere l’hashish ed essiccarlo.
Infine, la materia prima, l’erba! La qualità è arbitraria, mentre come parti solitamente si usano le foglie apicali e qualche fiorellino. Come quantità invece partiremo da circa 100g di materia prima asciutta.

Come fanno l’ice o lator in casa

Concettualmente l’iceolator sfrutta un mezzo fluido come l’acqua per distaccare ghiandole e tricomi dalla superficie della foglia, e i diversi sacchetti per estrarli dal suddetto. Il problema principale di questo metodo è che ghiandole e tricomi sono particolarmente delicati e fragili, e si possono rompere facilmente, liberando quindi l’olio che andrebbe così perduto.

Ed ecco che entra in gioco il ghiaccio. Utilizzando acqua molto fredda, sul limite del congelamento (in particolare, per un ottenere un buon iceolator l’acqua non dovrebbe scaldarsi mai sopra i quattro gradi) riusciamo infatti a preservare queste piccole particelle. Potrebbe forse sembrare controintuitivo, dato che solitamente più l’acqua è calda migliore è la sua capacità di estrazione. Dobbiamo però ricordare che qui l’acqua è utilizzata solo come medium di trasporto meccanico, ed è anzi molto importante che tutto il principio attivo rimanga all’interno dei tricomi.

Il procedimento ice o lator I: filtrare foglie e massa vegetale

Iniziamo quindi posizionando il primo sacco (quello a 220μm) in un secchio. Facciamo attenzione che il fondo del sacco rimanga sollevato da quello del secchio, e riempiamolo quindi d’acqua e ghiaccio. Non c’è una proporzione esatta da rispettare, l’importante è che la temperatura rimanga bassa, e sia possibile mescolare facilmente. Ora aggiungiamo la materia prima e mescoliamo con delicatezza. A questo punto i tricomi inizieranno a distaccarsi dalle foglie.

Lasciamo decantare per qualche minuto, e diamo un’altra mescolata. Anche in questo caso l’esperienza la fa da padrona, e dopo qualche tentativo capiremo quanta forza utilizzare. L’obiettivo è quello di agitare la miscela di materia prima e acqua così da distaccarne i tricomi e farli discendere sul fondo del secchio, mantenendoli però integri.

Alterniamo fasi di miscelatura a fasi di decantazione (2 minuti di miscelatura, quindi cinque minuti di decantazione) per 15-20 minuti, quindi rimuoviamo il sacco da 220μm.
Ora possiamo decidere cosa fare del contenuto di questo primo sacchetto. Potremmo gettarlo via, ma la cosa migliore è conservarlo (in frigo o freezer ovviamente) per ripetere il procedimento fino ad altre due volte. Una sola filtrazione infatti difficilmente riuscirà a estrarre tutto l’estraibile.

Il procedimento ice o lator II: filtrare le ghiandole oleose

Procediamo sistemando il secondo sacco (a 70μm) nel secchio ancora vuoto, usando le stesse accortezze di prima. Versiamoci quindi l’acqua del primo secchio e lasciamo decantare 10-20 minuti, mescolando delicatamente di tanto in tanto. In questa fase non ci sono grossi frammenti vegetali, quindi è importante evitare di agitare troppo l’acqua. Una volta decantata l’acqua, solleviamo il sacchetto, aspettiamo che scoli per bene senza premere, e andiamo al piano di raccolta. Rivoltiamo il sacchetto e, sempre molto delicatamente, grattiamo via il materiale trattenuto dal tessuto. Questo, una volta asciugato ed essiccato, diventerà un ottimo hashish!

Il procedimento ice o lator: filtrare i tricomi ed essiccare il tutto

Infine, il terzo passo è identico al secondo. Una volta sistemato il sacchetto a 25μm nel secchio vi versiamo l’acqua, aspettiamo che le particelle si assestino, e le filtriamo via. A questo punto l’estrazione è completata, e possiamo gettare l’acqua rimanente.

Quanto al materiale raccolto dai sacchetti invece, spargiamolo per bene sul piano di raccolta. Grumi troppo grossi rimarrebbero umidi al loro interno, mentre granelli piccoli e omogenei si asciugheranno più uniformemente. Mettiamo il materiale ad essiccare in un luogo buio e riparato per cinque giorni, e abbiamo concluso!

La polvere estratta dal sacchetto a 70μm sarà più grossolana e colorata, mentre quella proveniente dal sacchetto a 25μm sarà nerastra, perché ricca di resina. Possiamo sperimentare con vari tipi di miscele, oppure lavorare a mano i due hashish per renderli più compatti (a questo punto rompere i tricomi non è un problema, anzi) e goderci come meglio preferiamo il nostro iceolator casereccio.

Differenze tra il classico fumo e l’ice o lator

Un iceolator prodotto con attenzione è tanto valido quanto l’hashish ottenuto col metodo classico. Anzi, secondo alcuni potrebbe perfino essere superiore! Questo perché l’acqua distacca più tricomi e con più delicatezza. Alcuni entusiasti infatti riportano un’high più profondo e duraturo come effetto del fumo ice o lator rispetto ad un hashish normale, ma come spesso accade, la cosa migliore è sperimentare personalmente! Magari sfruttando l’ottimo hashish di WeWeed, che potete trovare sia in versione classica che come raffinato charas.

 

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