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Cannabis light senza semi: cos’è la sensimilla e cosa sapere a riguardo

cannabis light senza semi

Indice

Nel suo normale ciclo di vita, la marijuana cresce, e produce delle infiorescenze. Queste si trasformano in semi, e dopo averli dispersi la pianta tende ad appassire e morire. Per evitare, o almeno ritardare, questo destino, i coltivatori di cannabis (light o classica che sia) svilupparono una tecnica per ottenere infiorescenze senza semi.

La Sensimilla è una tecnica di trattamento della pianta di cannabis (classica o light), che produce piante senza semi. Una pianta Sensimilla produce infiorescenze e le mantiene sospese in uno stato di attesa, mentre aumenta quanto più possibile la quantità di resina che le ricopre.

Sensimilla, un nome un programma

Quando parliamo di cannabis nelle sue accezioni classiche o light, “Sensimilla” significa letteralmente “senza semi“. Il termine è spagnolo, e ad essere precisi, sarebbe più corretto “sin semilla”. Scambi vocalici simili però sono comuni in tutte le lingue, e in questo caso il senso non cambia, ma la parola diventa semplicemente più facilmente pronunciabile.

Nonostante le origini spagnole del nome, la sensimilla nasce, come tante cose relative alla cannabis, nella California degli anni settanta. O meglio, la coltivazione di piante femminili senza che vengano impollinate è faccenda parecchio più antica. Sono però i californiani che portano all’attenzione della comunità la sua prassi di applicazione alla marijuana.

Cos’è la cannabis senza semi

Quando parliamo di cannabis light senza semi intendiamo una pianta femmina che, per un qualche motivo, non entrerà in quella fase del ciclo di vita dove vengono prodotti i semi. 

Geneticamente, il codice genetico non cambia tra una piantina Sensimilla e una classica. Si può quindi aggiungere il suffisso Sensimilla a qualunque varietà di cannabis, che starà quindi a significare semplicemente senza semi. Tutte le caratteristiche salienti, come gli aromi e la concentrazione di principi attivi, rimangono gli stessi. Possiamo quindi dire che la cannabis senza semi è cannabis a tutti gli effetti, semplicemente proveniente da un a pianta gestita con certi accorgimenti.

A cosa serve la cannabis senza semi

I vantaggi di una pianta di cannabis senza semi sono principalmente produttivi, e implementano uno dei passi più antichi dell’agricoltura: l’incremento dell’efficienza del raccolto. Fin dagli albori della civiltà l’uomo ha osservato attentamente il percorso della vita vegetale domestica. Individuare i momenti e le condizioni che portavano una pianta a produrre più frutti e di qualità migliore era molto importante. E la capacità di emulare e indurre tali condizioni sugellò la definitiva liberazione dell’uomo dai capricci della natura, rendendolo in grado di addomesticare e selezionare i vegetali.

Nel caso della cannabis, l’osservazione del ciclo di vita della pianta mise in luce due elementi fondamentali. Il primo, è che solo le piante femmina producevano infiorescenze cariche di resina e tricomi, con una eccellente concentrazione di principi attivi come THC e CBD. Il secondo è che queste infiorescenze appassivano rapidamente una volta impollinate, per venir sostituite dai semi. La generazione di tali semi richiedeva  parecchie energie alla pianta, e in un certo senso ne segnava anche il compimento del ciclo vitale.

Per preservare la pianta e mantenerla quanto più possibile nel periodo più produttivo del suo ciclo vitale, ecco che si cercò una maniera di lanciare la proverbiale chiave inglese tra gli ingranaggi, e bloccare tale ciclo.

L’ingranaggio da colpire si rivelò quello dei semi. Portare una piantina di cannabis a fiorire, ma senza lasciarla produrre semi, generava delle infiorescenze sempre più cariche e resinose. Nacque così l’idea delle piante Sensimilla.

Come trasformare una pianta di cannabis in sensimilla

Uso il termine “trasformare” un po’ a sproposito, dato che la pianta di cannabis non viene realmente modificata, ma solo indotta a generare fiori senza trasformarli poi in semi.

Le tecniche per fare ciò sono numerose e più o meno invasive. Esistono approcci basati sugli sulla chimica, ma il più semplice e efficace è quello fisico.

Basterà infatti tenere ben distanziate le piante femmina da quelle maschio per evitare l’impollinazione, e mantenere quindi le infiorescenze in uno stato di attesa.

È molto difficile, seppur non impossibile, imporre questa separazione in una coltivazione outdoor. La marijuana utilizza il vento come meccanismo principale di impollinazione e con uno spazio abbastanza grande e un clima sufficientemente calmo è forse possibile distanziare le piantine a sufficienza da evitare impollinazioni indesiderate. Nella coltivazione indoor invece diventa tutto molto più semplice, dato che il controllo ambientale è già presente per definizione.

Vita di una piantina di cannabis senza semi

La vita di una piantina di cannabis senza semi potrebbe essere definita grama. Essa rimane in perenne attesa di una ventata che mai arriverà, ma per noi umani questo è inconveniente largamente ripagato dai vantaggi.

Per capire meglio cosa implica un ciclo di vita senza produzione di semi, è utile accennare un attimo al ciclo naturale della marijuana.

Brevissimo ripasso di botanica

In origine, c’è il seme. Questo, una volta piantato genererà una piantina maschio o femmina. Fino a poco prima della fase di fioritura, i due cicli di vita sono identici per entrambi i generi, e le piantine sono indistinguibili.

Quando poi si avvicina il momento della fioritura, determinato dalla quantità di luce che la pianta riceve, ecco che appaiono delle differenze. La pianta maschio inizierà a fiorire prima, generando piccole sferette che produrranno poi il polline. La pianta femmina invece fiorirà un po’ dopo, e mostrerà degli abbozzi di calice e pistillo. Una volta maturate queste infiorescenze, quelle maschili poco appariscenti mentre quelle femminili più riconoscibili, le piantine si avviano verso l’appassimento. Le infiorescenze della pianta femmina in particolare, dopo essere state impollinate iniziano a produrre i semi, e dopo averli dispersi concludono tipicamente la loro vita.

cannabis light senza semi
Siamo abituati a vedere solo la marijuana femmina, ma esiste anche quella maschio

Cosa succede se le infiorescenze non vengono impollinate

E se le infiorescenze di cannabis (light o classica) rimangono senza polline e quindi senza semi?

Il ciclo naturale della pianta viene sospeso. La sua vita viene allungata, e la concentrazione di principio attivo nella resina che ricopre le infiorescenze incrementata. La piantina non potrà rimanere in questo stato per un tempo indefinito, naturalmente, ma con un’attenta calibrazione delle ore di luce e delle temperature ambientali, il benessere rimane assicurato.

Non è una condizione necessariamente perpetua però. Potrebbe essere utile mantenere per qualche tempo la piantina in uno stato di infiorescenza senza semi, per farle esprimere delle infiorescenze che rappresentino al meglio tutte le sue caratteristiche. Dopo averle testate sarà quindi possibile decidere se continuare sulla strada della Sensimilla, e quindi destinare la piantina alla produzione, o impollinarla e generare quindi un nuovo incrocio.

Dove si usa la cannabis senza semi

Come accennato poco prima, le infiorescenze di una piantina di cannabis senza semi sono cariche di resina e principi attivi. Questo le rende quindi estremamente desiderabili come materia prima sia per essere fumate, che per estrarne altri derivati.

Col tempo, la definizione di cannabis Sensimilla si è evoluta fino ad acquisire un significato di “cannabis ad alta potenza”, ed è difficile quindi individuarne un utilizzo specifico che possa caratterizzarla. O meglio, che possa caratterizzarla più della varietà di cannabis originale. Possiamo però ragionare su alcune caratteristiche comuni.

Differenze tra cannabis classica e senza semi

La concentrazione di principi attivi come CBD e THC dipende dalla varietà, e rimane inalterata anche nella versione sensimilla. Una White Widow manterrà il suo impatto deciso, così come la Critical Lime continuerà a profumare come sempre. La maggiore quantità di resina presente però ne modificherà in parte alcune proprietà che potremmo dire “tecniche”.

Un’infiorescenza più resinosa rimane più plastica, e l’assenza di semi assicura un comfort di fumata maggiore, senza dover perdere tempo a cercare di rimuoverli. Inoltre anche il gusto ne trae giovamento, risultando più bilanciato, con alcuni asperità appianate dalla resina.

Cannabis light senza semi

Come si declinano tutte queste cose nella versione light della cannabis? Ci sono proprietà che vengono mantenute?

La risposta è sì, tutte le qualità della cannabis light rimangono inalterate nella versione senza semi. Anzi, spesso le infiorescenze che si trovano in commercio provengono proprio da piante sensimilla.

Una volta ottenuta una piantina che rispetta gli standard di qualità e concentrazione di principio attivo è infatti prassi comune trasformarla in sensimilla e utilizzarla per produrre infiorescenze. Una strategia utile soprattutto in Italia, dove la legge impone dei limiti precisi alla concentrazione di THC, e la naturale fluttuazione delle condizioni naturali rende non banale trovare piantine adatte.

I prodotti della cannabis Sensimilla possono quindi essere utilizzati con ogni metodo e per ogni ricetta dove figura la marijuana classica o light. Se volete farvi un’idea delle possibilità date un’occhiata al blog WeWeed, troverete innumerevoli spunti, dai biscotti al sushi.

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