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Cannabis legale in Italia e Svizzera: quali sono le differenze?

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Indice

La questione della legalità della cannabis sativa è un affare fumoso (ha!). Ogni stato ha la sua definizione di marijuana legale, e in Europa manca uno standard condiviso in tutto il continente. Capita così che anche nazioni vicine, o perfino confinanti, come la Svizzera e l’Italia trattino l’argomento in maniera abbastanza diversa. Può quindi capitare che una partita di cannabis sativa sia legale in Italia ma non in Svizzera, così come il contrario.

A grandi linee possiamo dire che la tolleranza, per quanto riguarda la concentrazione di THC, della legge svizzera è maggiore rispetto a quella italiana. E anche come distribuzione la Confederazione è più permissiva del Bel Paese.

Cannabis legale in Italia: come funziona

Partiamo dalla nostra nazione. Come funziona la legislazione in materia di marijuana?

Se si parla di cannabis sativa “classica” cioè che presenta alte concentrazioni sia di CBD che di THC, ne è permesso solamente l’uso medico. Solo lo stato può coltivarla, e la tratta come un farmaco a tutti gli effetti.

Sulla marijuana light invece c’è più libertà. La politica di liberalizzazione, così come la definizione stessa di cannabis legale in italia, sono argomenti relativamente giovani. Ma come segnali di apertura sono stati recepiti e accettati bene dal mercato, che ha già iniziato a dare i suoi frutti. Sono tante infatti le aziende nate proprio attorno al mondo della marijuana light, che si dedicano sia al lato della coltivazione della pianta che a quello del commercio dei suoi derivati.

Alcune si occupano di entrambi gli aspetti, e gestiscono l’intera filiera. WeWeed ne è un esempio, e infatti nel suo cannabis shop online potete trovare di tutto, dalle infiorescenze, all’hashish legale, all’olio CBD. Tutti prodotti provenienti da piante coltivate in-house e indoor.

Ma la coltivazione di cannabis sativa legale non è appannaggio esclusivo delle aziende in Italia. Non serve infatti una licenza speciale per piantare qualche semino, e qualunque cittadino disponga di mezzi e volontà può mettere alla prova il suo pollice verde. Naturalmente, creare una piantagione non è affar semplice, e sono tante le maniere di affrontare l’impresa. Ma la possibilità esiste.

E la Svizzera?

In Svizzera la questione della cannabis light è meno chiara. Nel 2012 il legislatore ha decriminalizzato il possesso di piccole quantità di marijuana (classica). Ma subito dopo la corte federale ha invalidato un accordo che permetteva ai privati cittadini di coltivare legalmente fino a quattro piantine di cannabis sativa a basso contenuto di THC. Vedremo tra poco che anche questa definizione di “basso contenuto di THC” cambia tra i due paesi.

Se la coltivazione personale è quindi questione poco chiara, il consumo di cannabis light è più liberalizzato. Nei normali tabacchini si possono trovare delle sigarette di marijuana prerollate, identiche come forma a quelle standard di tabacco, che differiscono però nel contenuto. E nel costo, maggiorato probabilmente dalla poca offerta.

Il punto fondamentale a monte di tutte queste differenze, è la diversa definizione di cannabis sativa light che hanno Italia e Svizzera. Una piantina, o persino una sigaretta alla marijuana legale oltralpe, potrebbe infatti diventare illegale appena varcato il confine.

Definizione di cannabis light in Italia e in Svizzera

Tutta la faccenda si riassume in pochi numeri. Nello specifico, è la concentrazione di THC che determina la legalità o meno della materia vegetale.

In Svizzera, il limite viene posto all’1%. La marijuana che non supera tale soglia viene considerata light, e come tale vendibile e consumabile.

Per essere definita cannabis light legale in Italia invece, la pianta non deve sottostare a dei limiti più restrittivi. La soglia in questo caso si aggira intorno allo 0.5%, considerando però che esistono alcuni margini di tolleranza. Margini derivanti dal fatto che è impossibile fissare o prevedere con assoluta precisione la concentrazione effettiva di THC che la pianta svilupperà.

Italia e Svizzera definiscono e trattano diversamente la cannabis light. E anche su quella classica, e sul suo utilizzo per scopi medici, c’è qualche differenza.

Cannabis a uso medico, le differenze di trattamento

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È strano pensare che da una scatola per pillole possa saltar fuori un’infiorescenza.

Quando si parla di utilizzo per scopi medici, entrambi i paesi concordano nel rimuovere il limite alla concentrazione di THC. Anche se iniziano a emergere numerosi studi che dimostrano l’efficacia del CBD nel trattamento di vari disturbi, il THC è il principio attivo considerato di maggior peso farmacologico. Se si tratta di cannabis per uso medico quindi, sia Italia che Svizzera accettano qualunque concentrazione di THC è accettata, mentre ignorano quella di CBD. Non possiamo ancora dire quale tra i due principi attivi sia il più utile o potente, ma sicuramente entrambi, sia il CBD che il THC, hanno il loro effetto.

In Svizzera, esiste ufficialmente un solo medicinale a base di cannabis. Ogni medico però ha la facoltà di richiedere un permesso speciale alle autorità statali. Questo permesso, specifico paziente per paziente, autorizza il medico a prescrivere cannabis ad uso medico per un anno. Una volta ottenuto permesso e prescrizione, il cittadino svizzero può quindi recarsi in farmacia e ottenere la marijuana, in versione classica ad alto contenuto di THC.

Usare della cannabis a scopo medico in maniera legale è forse più semplice, qui in Italia. Basta la prescrizione di un medico per autorizzare l’uso della cannabis “classica”, ma reperirla è più complicato. L’unico produttore autorizzato è infatti lo stato stesso, ma esiste un solo centro di produzione, lo Stabilimento Chimico Farmaceutico di Firenze. Le le quantità che riesce a fornire sono basse, e fin dal lontano 2013, data della legalizzazione ad uso medico, si rivelarono insufficienti.

I prezzi infatti schizzarono subito alle stelle, e rimangono tutt’ora molto alti. Molti consumatori quindi, anche se dotati di regolare prescrizione, sono costretti a rivolgersi al mercato nero, con tutti gli svantaggi che ciò comporta. A partire da un prezzo comunque alto, per arrivare all’incognita della qualità.

Il percorso della cannabis verso la legalità

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Chissà quanto si allungherebbero i tempi processuali se i giudici usassero così il loro martello.

Non sappiamo dire con certezza quando la cannabis sativa classica diventerà finalmente legale qui in Italia. Ma speriamo presto, sicuramente alcuni passi nella giusta direzione sono già stati fatti.

La Corte di Cassazione ha infatti sentenziato che la coltivazione di piccole quantità di cannabis sativa, appropriate ad un uso strettamente personale non costituisce reato di spaccio. Certo, come quantificare queste “quantità appropriate ad un uso personale” è un altro paio di maniche. Dopotutto se siete Snoop Dopp, il vostro consumo personale è paragonabile a quello di un intero dormitorio di studenti di filosofia. Come spesso accade in Italia quindi, la legge non si pronuncia espressamente in merito, lasciando ai singoli tribunali il compito di decidere cosa si possa configurare come consumo personale e cosa no.

La certezza della legalità con la cannabis light

Non dobbiamo per forza aspettare con le mani in mano che le legislazioni evolvano, e magari convergano. E nemmeno rivolgerci al mercato nero.

La cannabis light infatti è già un’ottima alternativa. È pienamente legale, e potete quindi scegliere con tutta comodità tra un ampio ventaglio di varietà(dalla classica Super Skunk alla futuristica Moonrock), senza il timore di venir bidonati. O magari, se siete curiosi, potete scoprire i mille altri usi cui la marijuana si presta, oltre al fumo. Come il gelato, o il .

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