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Marijuana e Hashish: quali sono le differenze e come cambiano gli effetti

hashish vs marijuana

Indice

Quando si è nuovi del mondo della cannabis è facile pensare che marijuana e hashish siano la stessa cosa. Come avrete già capito, non è così. Sebbene abbiano origini e utilizzi per certi aspetti comuni, ci sono molti fattori di varia natura che diversificano queste due sostanze.

Iniziamo col dire che marijuana e hashish non sono sinonimi e di conseguenza non indicano la stessa cosa. Non è raro che si faccia confusione a questo riguardo, soprattutto quando non si è molto esperti. La ragione principale della convinzione sbagliata che marijuana e hashish siano la stessa cosa è che entrambe derivano dalla pianta di canapa, o Cannabis. Esistono molte varietà di Cannabis. Quelle più note a chi è del settore sono tre in particolare: la Sativa, l’Indica e la Ruderalis, aventi tutte e tre caratteristiche diverse tra loro. Le due varietà storicamente più famose e diffuse, tuttavia, sono la sativa e l’indica. È comunemente accettata la tesi secondo cui la prima produrrebbe effetti più euforici ed energizzanti mentre la seconda avrebbe maggiori proprietà rilassanti. In ogni caso tali effetti possono variare da pianta a pianta in quanto sono legati più che altro alla composizione chimica di ogni esemplare.

Marijuana e hashish, entrambe ricavate dalla pianta di canapa, hanno molte differenze che vanno dal modo in cui sono preparate alla potenza degli effetti. Vediamo insieme queste differenze più nel dettaglio.

Cosa differenzia marijuana e hashish?

Marijuana e Hashish sono state, nel corso della storia, prodotte e utilizzate dall’uomo nei luoghi e per gli scopi più vari. Sono diversi i fattori che differenziano questi due derivati della cannabis e vanno dal metodo di preparazione agli effetti del prodotto finito. Vediamo alcune di queste differenze più nel dettaglio.

Come si prepara l’hashish

La prima grande differenza tra marijuana e hashish sta nel metodo con cui queste vengono preparate. L’hashish è ottenuto estraendo la resina delle cime di canapa. Si conoscono almeno tre metodi tradizionali per ottenere questo risultato, aventi tutti origini e caratteristiche differenti:

  • Il primo è il metodo indiano. In questo antico sistema la resina è estratta per sfregamento dalle cime della canapa senza che sia necessario tagliare la pianta. Durante il periodo di fioritura si sfregano, a distanze di tempo regolari, le infiorescenze tra le mani, per poi accumulare e staccare la resina con le mani stesse. Questa viene quindi modellata in morbide palline chiamate Charas.
  • Il secondo metodo, altrettanto antico, è il metodo marocchino. In questo caso le piante mature vengono tagliate e messe dentro dei sacchi (oggi vengono usate buste di plastica). La resina viene quindi separata per sbattitura e setaccio delle piante essicate. La quantità di resina così ottenuta è grande, ma la quantità di THC presente in essa è minore rispetto a quella del prodotto fresco indiano.
  • Infine c’è il metodo olandese, detto anche metodo “industriale”. Esso consiste nel mettere le cime mature in una bacinella piena di acqua e ghiaccio, frullare cime e ghiaccio assieme e versare tutto in un setaccio posto sopra un contenitore. L’hashish così prodotto ha un elevatissimo livello di THC ma è meno naturale rispetto a quello estratto direttamente dalle piante.

Come si prepara la marijuana

Il processo di preparazione della marijuana è ben diverso. Per ottenere questa sostanza, le piante di cannabis femmina sono coltivate assicurandosi che non vengano impollinate da piante di sesso maschile. Dopo un periodo che si aggira attorno alle 10 settimane, ma che può variare leggermente a seconda della varietà, i fiori vengono raccolti e messi ad essiccare. Questo perché la cannabis fresca contiene una elevata quantità di acqua (più del 70%) che deve essere eliminata, cioè fatta evaporare, prima che i germogli possano essere fumati.

Il processo di essiccazione è molto importante per determinare la qualità finale della marijuana, in quanto può influire notevolmente sull’aroma e sulla potenza della stessa. Per questo motivo si tende a prendere qualche precauzione quando si procede all’essiccazione dei fiori di marijuana, che può durare dai 10 ai 15 giorni. In genere si appendono a testa in giù i rami con i fiori ma privati delle foglie in una stanza buia o poco illuminata. La luce diretta del sole potrebbe infatti degradare il THC. Una stanza arieggiata è l’ideale per molti motivi, primo tra tutti quello di tenere a bada l’umidità. Per questo molti ricorrono a un ventilatore o ad apparecchi simili, senza però puntarlo direttamente sulle infiorescenze onde evitare che si secchino in modo incontrollato. La prova del nove per verificare se i germogli sono secchi consiste nel provare a spezzare uno stelo. Se si spezza, sono sufficientemente secchi, mentre se si piega senza spezzarsi, occorre altro tempo.

A questo punto si procede mettendo i germogli essiccati in un barattolo di vetro chiuso ermeticamente, assicurandosi di non riempirlo troppo. Un po’ d’aria deve rimanere dentro al barattolo insieme alle infiorescenze perché queste hanno bisogno di respirare. La durata di questo trattamento può variare a seconda di quanto vogliamo far “invecchiare” la nostra erba (un po’ come un buon vino) e di quanto siamo pazienti. Alcuni intenditori preferiscono far uso solo di marijuana invecchiata almeno un anno.

marijuana hashish

Diverso flavour

La marijuana e l’hashish si differenziano anche per sapore e aroma. Sebbene questi fattori siano soggetti a variare a seconda della varietà di cannabis utilizzata, la marijuana tende ad avere sapori erbacei e a volte fruttati mentre l’hashish rimane più speziata. È da notare che l’hashish non contiene materia vegetale come la clorofilla, ma solo resina. Questo, oltre a conferirle un colore più tendente al marrone (rispetto al verde della marijuana) le dona anche un deciso retrogusto di “terra”. In genere, la marijuana avrà un aroma più floreale e più intenso rispetto a un pezzo di hashish. Quando lo si brucia, però, l’hashish sprigiona un odore di muschio, speziato e più pieno del normale odore della marijuana.

Diverse potenze

Anche qui c’è una sostanziale differenza. L’hashish è, di norma, più potente della marijuana. Bisogna tenere presente che le più comuni varietà di cannabis in commercio oggi producono quantità di THC che si aggirano tra il 10 e il 30%. Essendo però l’hashish il prodotto di un’alta concentrazione di tricomi, può raggiungere vette del 50 o addirittura 60%. Al giorno d’oggi poi, il BHO (Butane Hash Oil) ottenuto dall’estrazione delle ghiandole di resina (i tricomi, appunto) usando il butano come solvente, è in grado di raggiungere concentrazioni di THC superiori al 90%. Quanto appena detto non vale per l’Italia, dove l’unico tipo di cannabis consentito dalla legge è la Cannabis Light, contenente livelli di THC compresi tra lo 0,2 e lo 0,6%. Per approfondire questo argomento potresti leggere questo articolo sulle soglie di THC da rispettare in Italia.

Quali utilizzi per marijuana e hashish?

Nonostante le varie differenze che abbiamo passato in rassegna, marijuana e hashish si prestano a molti utilizzi simili tra loro. Entrambe infatti possono essere fumate o utilizzate per la preparazione di alimenti. Anche in Italia, con la crescita del mercato della Cannabis Light, contenente meno dello 0,5% di THC, i prodotti a base di marijuana e hashish light hanno conquistato le vetrine di sempre più negozi specializzati. Due esempi tra tanti sono la Charas Hashish e la Bubble Cookies #01 . Vuoi vedere con i tuoi occhi? Fai un salto sul nostro weed shop.

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