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Legalizzazione marijuana Italiana 2021: cosa sapere

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Indice

Legalizzazione marijuana italiana 2021: a che punto siamo?

Legalizzazione marijuana Italia: questo si che è un tema controverso! Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, per quanto possibile, sui punti chiave di questo lungo percorso.

In Italia la Cannabis è legale per uso medico e industriale, sebbene sia strettamente regolamentata. Mentre è depenalizzata per usi ricreativi, ma sempre se non si superano i limiti per incorrere nel reato di “spaccio”. Limiti non fissi e non chiari nella nella normativa italiana. Fino a poco tempo fa il possesso di piccole quantità di marijuana per uso personale era un reato soggetto a multe. Un recente decreto della Cassazione rende ora invece legale il possesso di piccole quantità ad uso privato. Tuttavia, la vendita non autorizzata di prodotti correlati alla cannabis è illegale e punibile con la reclusione. La coltivazione di cannabis autorizzata per scopi industriali richiede l’uso di semi certificati, con livelli minimi di composti psicoattivi. Per piantare questi semi non è necessaria alcuna autorizzazione. Questa varietà di cannabis prende il nome di Cannabis Light (trovi qualche varietà qui sotto!)

Breve excursus nella storia recente della canapa in Italia

Nel 1914, un rapporto dell’USDA descriveva la canapa italiana come la fibra di canapa più costosa sia sul mercato americano che su quello europeo, rilevando che era ottenuta da piante simili a quelle coltivate in Kentucky. La causa del prezzo più alto è stata attribuita alla correzione dell’acqua e alla maggiore cura nella preparazione della fibra. Il rapporto identificava 4 principali varietà di canapa coltivate in Italia:

  • la Bologna, conosciuta anche come Grande Canapa. Era coltivata nelle province di Bologna, Ferrara e Rovigo.
  • la Canapa Piccola, o Piccola Canapa. Era coltivata nella valle dell’Arno, in Toscana.
  • la Neapolitan, nella sua varietà di grandi dimensioni, era coltivata nei dintorni di Napoli e persino sui lati del Vesuvio.
  • la Neapolitan nella varietà di piccole dimensioni, coltivata nelle stesse aree della varietà di grandi dimensioni.

Negli anni ’40 si credeva che l’Italia fosse il secondo più grande produttore di cannabis industriale al mondo. Al primo posto si trovava l’Unione Sovietica, sebbene non fossero disponibili statistiche dalla Cina. Secondo l’associazione nazionale degli agricoltori Coldiretti, all’epoca quasi 100’000 ettari (mille chilometri quadrati) di terreni agricoli in Italia erano dedicati alla produzione di Cannabis.

Il declino

Il declino della produzione di canapa in Italia iniziò col boom economico degli anni ’50 e ’60. In quel periodo furono introdotte nel mercato le fibre sintetiche e si intensificò la campagna internazionale contro i narcotici. L’Italia approvò tutti e tre i principali trattati sul controllo delle droghe. Vale a dire la Convenzione Unica sulle Droghe Narcotiche del 1961, la Convenzione sulle Sostanze Psicotrope del 1971 e la Convenzione della Nazioni Unite contro il traffico illecito di stupefacenti del 1988. Dopo l’approvazione della legge anti-droga Cossiga 685/75, i campi di canapa in Italia ainiziarono a scomparire.

La rinascita

Negli ultimi anni, la produzione di canapa per scopi medici e industriali ha visto una rinascita in Italia. Questo grazie ad applicazioni innovative che coinvolgono la pianta di cannabis. Centinaia di nuove imprese hanno iniziato a coltivare cannabis in diverse regioni dopo l’entrata in vigore di requisiti meno restrittivi nel 2016 per la coltivazione di piante con livelli di THC inferiori allo 0,6%. Si stima che il successivo aumento nell’area di coltivazione sia passato da circa 400 ettari nel 2013 a quasi 4000 nel 2018.

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I vari tentativi di legalizzazione in Italia

Nel 2006, la controversa legge Fini-Giovanardi 49/06 ha rimosso la distinzione tra droghe pesanti e leggere. Fino a quando la Corte Costituzionale non ha abbattuto questa legge nel 2014, il possesso di marijuana ed hashish era punito duramente quanto il possesso di eroina o cocaina. Tale legge ha triplicato le condanne per la vendita, la coltivazione e il possesso di cannabis da 2-6 anni a 6-20 anni, contribuendo al sovraffollamento delle carceri.

Secondo un sondaggio del 2015 di Ipsos, l’83% degli italiani ritiene inefficaci le leggi che vietano le droghe leggere. Il 73% è a favore della cannabis legale mentre il 58% ritiene che la legalizzazione andrebbe a beneficio delle finanze pubbliche. Secondo un rapporto del 2018 dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, l’Italia è al terzo posto nell’UE in quanto a consumo di cannabis.

La popolarità della cannabis ricreativa ha portato nel 2016 a rinnovati sforzi di legalizzazione in Italia e in Parlamento. Qui, politici appartenenti a partiti diversi hanno proposto una nuova legislazione, sostenendo il fallimento del proibizionismo nel ridurre il consumo di cannabis. La regolamentazione del commercio dei prodotti a base di cannabis e la conseguente riduzione del consumo tra gli adolescenti erano tra i punti a favore di questo decreto. Le organizzazioni criminali sarebbero state private di un’importante fonte di entrate, le quali sarebbero reindirizzate verso lo Stato sotto forma di tasse.

Tuttavia, gli sforzi di legalizzazione sono stati contrastati da diversi politici conservatori e cattolici, principalmente di Lega Nord e del Nuovo Centro Destra. Costoro hanno sostenuto che la liberalizzazione della Cannabis costituisce un rischio per la salute e che la legalizzazione della marijuana in Italia non ridurrebbe la tossicodipendenza.

All’epoca, il governo di coalizione guidato dal PD era maggiormente concentrato sul passaggio di alcune riforme costituzionali. La legalizzazione della cannabis non era considerata una priorità. Dopo la sconfitta del referendum costituzionale e le successive dimissioni dell’allora primo ministro Matteo Renzi, gli sforzi di legalizzazione della marijuana in Italia si sono interrotti in Parlamento.

Liberalizzazione Cannabis Light

Nel 2016, la legge 242/16 ha rimosso il bisogno di autorizzazioni per piantare semi di cannabis certificati con livelli di THC inferiori allo 0,6%. La legge inoltre richiede ai coltivatori di conservare le loro ricevute di certificazione per almeno un anno. Queste misure meno rigide erano originariamente volte a rendere la vita più semplice ai coltivatori. Una mancanza di chiarezza sull’uso delle infiorescenze ha permesso però il crearsi di un mercato in forte espansione per l’uso di cannabis light a scopo ricreativo. Visto che la legge non proibisce esplicitamente la vendita dei fiori di canapa leggera, i clienti possono acquistarli legalmente.

Ciò nonostante, nel settembre 2018 il ministro dell’interno Matteo Salvini ha emesso un promemoria per le forze dell’ordine delineando una politica di tolleranza zero nei confronti dei rivenditori di cannabis light. Inoltre, il Consiglio Superiore della Sanità, nell’aprile 2018, ha affermato di non aver prove per escludere eventuali correlazioni con problemi per la salute pubblica. Essendo tuttavia in contrasto con quanto afferma l’Organizzazione mondiale della Sanità.  Ad aggiungere incertezza nel mercato della cannabis light, ha contribuito anche la Corte Suprema di Cassazione. Questa ha decretato, a maggio 2019, che la vendita di derivati di Cannabis Sativa che non rientrino nell’ambito di applicazione della legge 242/16 (olii, resine, foglie ecc.) siano illegali a meno che non siano effettivamente privi di effetti stupefacenti (THC <0,5%).

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Legalizzazione Italia 2021: la situazione attuale

Dopo essere stata invitata a chiarire precedenti interpretazioni contrastanti della legge, la Corte di Cassazione ha stabilito nel dicembre 2019 che coltivare a livello domestico piccole quantità di cannabis per uso esclusivo del coltivatore è legale per la legge italiana. La coltivazione organizzata e svolta in maniera rudimentale, tale da non far presumere una produzione destinata allo spaccio può quindi non portare ad essere accusati del reato di spaccio di sostanze stupefacenti.

Ad oggi, il possesso di infiorescenze di cannabis può portare a diverse conseguenze:

  • Se si tratta di cannabis con concentrazione di THC superiore allo 0,5 %, la quantità detenuta è superiore ai 5g/persona, e viene conservata divisa in diverse confezioni (in modo da far presumere la cessione a terzi), si andrà incontro al rischio di un’accusa di spaccio (anche se di fatto è destinata all’uso personale) da cui ci si potrà sempre difendere.
  • Se si tratta di cannabis con concentrazioni di THC superiore allo 0,5%, la quantità detenuta è inferiore o vicina ai 5g/persona e non viene conservata divisa in diverse confezioni, si potrà evitare l’accusa di spaccio e ricevere una segnalazione alla questura come consumatore. Tale segnalazione può comunque avere delle conseguenze legate agli attestati di guida (sospensione della patente, riduzione dei punti, esami di accertamento).
  • Se si tratta di cannabis legale (con concentrazione di THC inferiore allo 0,5 %), conservata nella confezione fornita dal venditore e provvista delle dovute informazioni di tracciabilità del prodotto ci troviamo in una situazione diversa. L’accertamento da parte delle forze dell’ordine non potrà comunque essere evitato ma qualsiasi tipo di segnalazione riguardante l’uso o la cessione di stupefacenti risulterà infondata non appena le analisi tossicologiche dimostrano l’effettiva mancanza di efficacia drogante del prodotto.

La produzione, la distribuzione e l’uso a scopo farmaceutico è severamente regolato e consentito solo per entità autorizzate.

Conclusioni

L’unico spiraglio di luce allo stato attuale è rappresentato dalla cannabis sativa L., il cui mercato continua a crescere. Sempre più prodotti a base di marijuana legale trovano il loro posto sugli scaffali dei vari grow shop o negli shop online. Se anche tu vuoi farti un’idea della moltitudine di prodotti esistenti e acquistabili legalmente, visita il nostro cannabis light shop. Non rimarrai deluso!

***AGGIORNAMENTO 09/09/2021***

“Con il voto favorevole di M5s, Pd, Leu, del radicale Riccardo Magi e del deputato di Fi Elio Vito è stato approvato il disegno di legge che prevede la possibilità di coltivare fino a 4 piante ‘femmine’ in casa. Prevista anche la diminuzione delle sanzioni per i fatti di lieve entità e l’inasprimento delle pene per i reati connessi a traffico, spaccio e detenzione ai fini di spaccio”

ATTENZIONE!

Si tratta solo dell’approvazione di un disegno di legge in una commissione parlamentare (giustizia) di una camera, che dovrà essere ridiscusso (molto probabilmente emendato) nella corrispondente commissione parlamentare del senato. Dopo l’approvazione anche in questa commissione dovrà ottenere una calendarizzazione per la discussione in parlamento. In entrambe le camere i parlamentari potranno proporre emendamenti sino a che non si riuscirà a trovare un comune accordo sul testo e il consenso sufficiente sul voto favorevole.

Siamo quindi ancora in una fase preliminare della discussione, si spera il meglio, ma il traguardo della legalizzazione per la coltivazione domestica è ancora lontano!

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