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Le diverse implicazioni del THC nelle analisi del sangue

thc nelle analisi del sangue

Indice

Quando si parla di marijuana tradizionale, ovvero ad alto contenuto di THC, una delle domande che sorgono più spontanee è: cosa cambia nel nostro sangue? Sappiamo infatti tutti che la cannabis crea il cosiddetto effetto “sballo”, ma questo solitamente si riduce a breve distanza dal consumo vero e proprio. Ciò che permane, invece, sono gli effetti della marijuana nel nostro sangue. È proprio questo l’argomento centrale del nostro approfondimento. In questo articolo vedremo infatti come si rivelano le tracce di THC nelle analisi del sangue, quanto tempo rimangono e quali sono le conseguenze di una presenza prolungata del THC nel nostro sangue.

Rilevare tracce di THC nel sangue

Innanzitutto, serve fare una doverosa premessa. Il THC, anche noto come delta-9-tetraidrocannabinolo, è il principio attivo presente in maggiore concentrazione nella marijuana tradizionale. L’alta percentuale di THC e la sua azione stupefacente sono la ragione dell’esistenza di un test di rilevamento attraverso analisi del sangue. In ambito sportivo, ma anche spesso lavorativo o semplicemente quando si circola con veicoli, diventa spesso necessario rintracciare tracce di tetraidrocannabinolo anche a giorni dal consumo, ed è per questo che esistono diverse tipologie di test antidroga.

Per misurare la concentrazione di THC nel sangue di possono fare test delle urine e test dei capelli, ma anche della saliva e appunto del sangue. In questo articolo ci concentriamo solo su quest’ultimo, ma sul blog trovate alcuni approfondimenti sugli altri metodi. Le analisi del sangue per il THC vengono effettuate solitamente su richiesta delle forze dell’ordine o dei datori di lavoro, e necessitano sempre di un operatore sanitario per essere eseguiti. Una volta prelevati, i campioni vengono inviati a un laboratorio specializzato in analisi chimiche, che effettua le dovute analisi per risalire alla concentrazione di THC nel sangue.

THC nelle analisi del sangue

Ma come si rintraccia il THC nelle analisi del sangue?

Una volta arrivato al laboratorio, il campione viene diviso in due porzioni, essenziali entrambi per verificare e confermare la presenza del THC nel nostro sangue. Il primo passaggio è quello che viene definito test di screening per la ricerca di sostanze di abuso (in questo caso, il THC), e si effettua sulla prima porzione di sangue. Se il risultato è negativo, non serve procedere con ulteriori analisi. Se invece è positivo, ovvero se la concentrazione di THC rilevata supera quella di cut-off (la soglia di tolleranza del test, fissata a 50ng di THC-COOH, un prodotto del metabolismo del THC), allora diventa necessario effettuare un’analisi ulteriore, che conferma o esclude la presenza del principio attivo. Questa avviene sulla seconda porzione, che diventa a tutti gli effetti un campione di controllo.

L’analisi viene effettuata mediante cromatografica gassosa o liquida, accoppiata a un rivelatore a spettrometria di massa. Questo sistema permette di separare gli elementi presenti nel nostro sangue, THC compreso, e di identificarli singolarmente grazie al loro peso molecolare, facendoli collidere con un fascio di elettroni a energia nota (o con un gas ad alta pressione).

La positività solo al primo dei due passaggi non rende positivo il test. È necessario infatti che entrambe le porzioni di sangue diano positivo al test. È importante inoltre precisare che test di questo tipo non danno anche una misura quantitativa del THC nel sangue. Al termine dell’analisi sappiamo solo se il THC supera la suddetta soglia di tolleranza, o cut-off, ma non di quanto. Maggiore è la concentrazione di THC nella cannabis consumata, però, maggiore sarà ovviamente la sua permanenza nel sangue e la probabilità che un test antidroga lo rilevi.

Quanto resta il THC nel sangue

La domanda successiva sorge spontanea: per quanto tempo è rilevabile il THC nelle analisi del sangue? La realtà, però, è che non c’è una risposta certa e univoca a questa domanda. La permanenza del THC nel sangue dipende da numerosi fattori, tra i quali il nostro stile di vita, l’indice di massa corporea, l’alimentazione e l’attività sportiva praticata. Per dare comunque una risposta in media, ci affidiamo ad alcune ricerca recenti del mondo scientifico. Una pubblicazione del 2017 del Journal of Psychatry stima che sia possibile rintracciare il THC nel sangue, dopo l’assunzione di uno spinello, per massimo 3 giorni. Ma, aggiungono i ricercatori, questo periodo cambia se si fuma una quantità maggiore di cannabis, o se si è consumatori abituali.

Se già si suppone di fumare due o tre spinelli alla settimana, questo lasso di tempo si estende anche a una settimana. Se si è consumatori cronici, invece, e si è soliti assumere marijuana quotidianamente, si può arrivare fino a 20 giorni di permanenza del THC nel sangue dopo l’ultima assunzione. Cambiando il tipo di test, ovviamente, cambiano anche questi intervalli temporali. Un test delle urine può arrivare facilmente a rilevare tracce di cannabis nel sangue dopo un mese. Quello della saliva si ferma alle 24 ore successive all’assunzione.

Il test del capello, infine, è quello con un tempo di rilevamento più lungo. Può arrivare a rintracciare tracce di THC fino a 90 giorni dopo l’utilizzo, ma in compenso si rivela anche molto meno affidabile dei precedenti (in quanto spesso si ottengono falsi positivi).

THC nelle analisi del sangue

Si può smaltire il THC? E se sì, come?

Se è vero che è difficile stabilire con esattezza cosa influisca sulla permanenza del THC nel nostro sangue, è vero anche che ci sono dei fattori che possiamo controllare. Online, ad esempio, sono presenti moltissimi consigli per sottoporsi con più tranquillità al test delle urine. Come, ad esempio, bere molta acqua e assumere zinco per diluire il THC e per scomporlo in modo che la concentrazione finale sia inferiore alla soglia di cut-off. Sono però consigli approssimativi, che non sempre funzionano. Ci sono però alcuni sistemi che possono aiutarci.

In primis, sospendere l’assunzione di marijuana diversi giorni prima di effettuare il test. Maggiore è il tempo che ci separa dall’ultimo consumo, minore sarà la concentrazione di THC nelle analisi del sangue. Se sappiamo di dover effettuare un test a settimane di distanza, la cosa migliore che possiamo fare è smettere subito di fumare e attendere. Il THC, giorno dopo giorno, verrà metabolizzato dal nostro organismo ed espulso. Se abbiamo fatto le cose in tempo, è molto probabile che la concentrazione finale non superi la soglia di cut-off.

Per i test delle urine, possono rivelarsi molto utili anche le bevande disintossicanti. Sono preparati di integratori alimentari ad alto contenuto di sostanze diuretiche, che aiutano ad espellere il THC presente nell’organismo. Possono essere acquistati già pronti o, in alternativa, si possono preparare in casa con limone, caffè e succo di ribes.

Adottare uno stile di vita sano aiuta a ridurre la concentrazione di THC nel sangue

La verità, però, è che agire in anticipo è il metodo migliore per non incorrere nella positività ai test antidroga. Praticare sport e seguire una dieta equilibrata sono i sistemi più sicuri per ridurre i rischi nelle successive analisi del sangue. Il movimento aiuta a ridurre la massa grassa, che è il luogo in cui si deposita la maggiore concentrazione di THC. Correre con una certa frequenza aiuta a smaltire il grasso e favorisce la sudorazione, e la combinazione di questi due fattori riduce la concentrazione del THC. E influenza positivamente quanto resta il THC nel sangue.

Una dieta sana ed equilibrata, a sua volta, aiuta ad evitare l’accumulo di massa grassa e il conseguente assorbimento di THC. Assumere cibi ricchi di fibre e proteici, inoltre, favorisce l’espulsione dei metaboliti e la corretta attività intestinali. Aiutandoci a diminuire la concentrazione di THC nel nostro sangue.

CBD e sport: benefici

Il carbone attivo e la sua azione con il THC nel sangue

Esiste poi un ultimo metodo efficace per assorbire il THC presente nell’organismo. Il carbone attivo è una sostanza che favorisce l’espulsione di principi attivi presenti nel nostro corpo, THC compreso. Questo perché è n grado di legarsi ai metaboliti del THC (THC-COOH e THC-COOH-glucoronide) presenti nel nostro intestino dopo l’assunzione, e impedisce al nostro corpo di assorbirli. Reagendo con il THC e modificandolo ne favorisce dunque l’espulsione, diminuendo la concentrazione di THC che verrà rilevata dagli esami del sangue.

Il carbone attivo può essere assunto sotto forma di capsule, ma anche attraverso la preparazione di ricette come il pane al carbone attivo. Attenzione però a non abusarne, perché si tratta comunque sempre di un elemento esterno da bilanciare con sapienza nella nostra dieta abituale.

Gli effetti di una presenza continuativa del THC nel sangue

Una presenza costante e continuativa di THC nel sangue, abbiamo visto, presenta numerosi svantaggi. In primis, a livello sportivo e lavorativo. Se si lavora per un’azienda che effettua periodici test anti-droga o se si fa parte di un circolo sportivo, è possibile che il tempo tra un test e l’altro non sia sufficiente a garantire l’assenza THC nelle analisi del sangue. Abbiamo detto prima che la permanenza del THC può dipendere da numerosissimi fattori, che spesso non controlliamo. Più marijuana tradizionale si consuma, e con più frequenza, e maggiore è la probabilità di ottenere una positività al test anche quando sono trascorse settimane dall’ultima assunzione.

Inoltre, non dobbiamo dimenticare i rivolti medici della questione. Un’alta concentrazione dei principi attivi della cannabis nel sangue può dare effetti prolungati e dannosi per il nostro organismo. Maggiore è la concentrazione di THC nel sangue, maggiori saranno i suoi effetti collaterali. Ansia, paranoia, tachicardia e comparsa di allucinazioni sono disturbi che aumentano in presenza di alte quantità di principio attivo nel nostro sangue.

Per questo, è bene sempre limitare l’assunzione di marijuana e fare attenzione a non abusarne. Anche perché le sanzioni, a seconda dell’ambiente in cui si lavora o della situazione in cui viene effettuato il test, possono essere davvero molto salate.

THC vs CBD: cosa cambia nelle analisi del sangue

Abbiamo visto che il THC permane al lungo nel nostro sangue, e che i test antidroga possono rilevarlo anche giorno dopo l’assunzione. Ma lo stesso discorso si applica anche alla marijuana light? I prodotti ad alto contenuto di CBD danno gli stessi problemi di quelli al THC? La risposta è no, o almeno non proprio. La marijuana light che si acquista in Italia e in Europa ha sempre una concentrazione di THC inferiore allo 0,6%. Ed essendo il CBD un principio attivo non psicotropo, la sua concentrazione nel nostro sangue non è indagata e non è pericolosa.
Però è bene specificare che, anche se in bassissime concentrazioni, una minima parte di THC rimane nella marijuana light. Quello 0,6% potrebbe darci problemi in un test antidroga, se non facciamo attenzione. La cosa migliore, dunque, è evitare di assumere marijuana light poco prima del test. Meglio anche interrompere uno o due giorni prima, in modo che l’organismo abbia il tempo di smaltire tutti i residui e di ripulirsi. La soglia di tolleranza per il THC nelle analisi del sangue dovrebbe essere abbastanza alta da non considerare le tracce della cannabis light, ma è sempre bene non rischiare.
Occhio anche ai prodotti edibili, agli oli e alle farine di canapa. La cosa migliore è limitare il consumo dei derivati della cannabis per qualche giorno, per poi tornare a consumarli più sereni subito dopo il test. Specie se in gioco c’è la propria carriera lavorativa o sportiva, o se si rischia una multa decisamente indesiderata.

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